Il poco che basta
la storia di Maddalena
*Per garantire l’anonimato dei partecipanti, tutte le storie sono state rielaborate e i nomi riportati sono di pura fantasia.
la storia di Maddalena
*Per garantire l’anonimato dei partecipanti, tutte le storie sono state rielaborate e i nomi riportati sono di pura fantasia.
La nostra storia è cominciata dalla paura.
La paura di una parola sconosciuta. La paura della malattia. La paura di perdere mia figlia. La paura per nostra figlia.
La fortuna – e la sfortuna – di aver partorito in una clinica privata mi ha fatto arrivare prima alla verità. Dopo venti giorni dalla nascita, ci hanno indirizzate all’ospedale, dove ho incontrato la persona che ci ha cambiate per sempre: la nostra dietista.
Non smetterò mai di dire quanto quella donna sia stata fondamentale. Mi ha insegnato tutto.
Un giorno, una psicologa mi disse: “signora, ha fatto un ottimo lavoro”.
Io risposi soltanto: “il merito è di chi mi ha seguita”.
Mi chiamano “super mamma”. Io mi sento solo una mamma umile, che ha scelto di camminare accanto a sua figlia.
A casa, non ho mai voluto farle sentire la differenza. Cucinavo aproteico per tutti.
Le dicevo: “è lo stesso piatto di mamma, solo un po’ meno perché sei piccola. Noi un po' tanto perché siamo grandi”.
Non mi sono mai tirata indietro. Mai.
Solo una volta mi è crollato il cuore: Ludovica, piccola, prese una coscetta di pollo, la odorò, poi leccò l’osso e lo posò. Quella sera io e mio marito mangiammo separati, di nascosto. Ma non lo facemmo mai più. Da allora, la nostra tavola è diventata la sua.
Non l’ho mai privata della vita: l’ho mandata a tutte le feste, l’ho lasciata vivere.
Perché per conoscere la paura, bisogna attraversarla. Devi stare dentro la paura, in mezzo al problema.
Quando sgarra, non la rimprovero. Le spiego, calcolo, correggo. Come mi ha insegnato la nostra dietista: “tutti i bambini rubano il cibo”.
E allora la mia regola è una: non farla sentire sola.
Io, che all’inizio avevo solo paura, oggi so che basta poco per costruire tanto.
Ma è proprio quel poco che ci ha insegnato la misura delle cose, la gratitudine, la forza.
A chi inizia oggi questo cammino, direi solo: non andate nel panico.
Cucinate uguale per tutti. Lasciate che i vostri figli vivano. Fate della loro debolezza un punto di forza. Dategli fiducia. Stategli addosso, sì, ma stategli addosso in punta di piedi.
E soprattutto: perdete tempo con loro.
Questa è l’unica cosa che conta.
COM-ET-1314 - GENNAIO 2026