Con naturalezza
la storia di Serena
*Per garantire l’anonimato dei partecipanti, tutte le storie sono state rielaborate e i nomi riportati sono di pura fantasia.
la storia di Serena
*Per garantire l’anonimato dei partecipanti, tutte le storie sono state rielaborate e i nomi riportati sono di pura fantasia.
Era l’ora di pranzo quando squillò il telefono. Dall’altra parte, la voce del reparto mi diceva che avrei dovuto riportare la mia bambina in ospedale per ulteriori controlli: “un valore alto di fenilalanina”, dissero.
Chiara aveva meno di quaranta giorni. Io, che pure avevo studiato biologia, non sapevo davvero cosa significasse quella parola.
“Fenilchetonuria”, l’ho imparata così, attraverso la mia esperienza di mamma.
Pochi giorni dopo, il ricovero.
E poi la diagnosi.
Non capivo bene cosa mi stessero dicendo. Forse, a dire la verità, non volevo capirlo.
Il dottore mi parlava, ma io rimanevo in silenzio, come sospesa. Solo col tempo, lentamente, ho realizzato.
A livello emotivo è stato devastante.
Ricordo ancora le parole del dottore, che con una calma disarmante mi disse: “signora, stia tranquilla. Pensi che vent’anni fa non si sapeva nulla. Provi a immaginare fra vent’anni quanto potrà fare la ricerca”.
Aveva ragione. Negli anni sono arrivate nuove opportunità, ma noi abbiamo continuato con la dietoterapia.
Ripensando a tutto il percorso, credo che la chiave sia stata la naturalezza.
In casa ne abbiamo sempre parlato apertamente, senza drammi.
Non abbiamo mai voluto farle sentire che la sua vita fosse diversa. E questa accettazione, credo, l’ha aiutata a crescere sicura di sé, con un rapporto sano con il cibo.
Non mi sento di dare consigli, perché ogni situazione, ogni patologia è sempre diversa. Però direi agli altri genitori:
parlate, confrontatevi, non nascondetevi.
Spiegate ai vostri figli cosa succede, rispondete alle loro domande.
Perché solo accettando noi, possiamo aiutarli ad accettarsi loro.
E la vita, così, diventa più leggera.
Naturale.
COM-ET-1314 - GENNAIO 2026